Alice attraverso lo Specchio

#GiornoVentuno

Quando ho attraversato lo specchio una delle cose che più mi faceva paura era la solitudine. Cosa che sinceramente ad ora mi manca tanto, mi manca potermi sedere sul divano senza nessuno che mi guardi, senza nessuno con cui interagire.
Premesso, le infermiere, le oss e i medici sono davvero meravigliosi e nei giorni bui i loro sorrisi e le loro parole di conforto sono stati, e sono ancora adesso, qualcosa di veramente impagabile.
Ma dal mio spauracchio della camera sterile al dovermi adattare ad una camera doppia non è stato, e non è, per nulla facile. Io ho il mio caratteraccio, non sono una che ama gli estranei, gli amici sono quelli che mi sono scelta e mai subita, anche perchè se una persona mi sta sulle balle , purtroppo si vede, anche se per assurdo cerco di nasconderlo il più possibile perchè ci sono persone che dobbiamo frequentare per forza.
E venti giorni in camera non da sola , mi pesano, mi pesa un sacco il dover stare attenta a dire qualche cosa che possa essere frainteso o che possa essere “riportato” a terzi, perchè, per carità ho aperto un blog, ma ci sono cose, sopratutto nei giorni in cui sono davvero a terra che non scrivo e non direi a nessuno, se non a poche persone e strette.
Ho paura di disturbare, tanto che a parte poche, pochissime persone, e per pochissimo tempo, ho chiesto a tutti di non venire. Minacciando gli amici di serie ritorsioni perchè , a parer mio, non essendo da sola non era il caso di avere gente qui vita natural durante, anche se comprensibilmente preoccupati per me.
Manca poco, manca poco al momento in cui potrò tornare a casa, nella mia casa, dove se voglio stare seduta sul divano in una determinata posizione, non c’è nessuno che mi guarda, dove se voglio dormire spengo la luce e dormo, senza nessun rumore, dove insomma ho la mia intimità,. Soprattutto dove ho la mia bimba in “ciccia ed ossa”, non attraverso uno schermo, e se lei allunga le braccia per farsi prendere in braccio, posso sollevarla e farla volare vicino a me e tenerla cuore a cuore come quando 15 mesi fa la presi in braccio appena nata e i nostri cuori cominciarono a battere all’unisono.

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