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Alice attraverso lo Specchio / Segretini

I capelli e la chemioterapia

Devo fare la chemioterapia: perderò i capelli, OH MAMMA!

Quando ti dicono che devi fare la chemioterapia, non riesci a non pensare ai capelli.
Persino io, che mi credevo, l’anti bellezza per eccellenza, alla notizia del cancro la primissima cosa che ho pensato: “oh cappero perderò i capelli facendo la chemioterapia!”
E come farò?”


Ovvio dopo essermi preoccupata della mia famiglia, però ci pensi, pensi alla tua testa. Ed è una questione che non credevo di mi sarebbe mai interessata. E invece??

La perdita di capelli e la chemioterapia

La prima volta che avevo chiesto se li avessi persi la dottoressa disse di si. E io dovetti correre a trovare una soluzione, li volevo tagliare io, non sarebbe stata Marla a farmeli cadere. Li rasai subito, dopo la prima infusione, lo avrei fatto anche prima, ma le mie parrucchiere non vollero e mi tagliarono i capelli corti.
Dopo due settimane li rasai io, e mentre li rasavo convincevo Marito a farseli ricrescere lunghi, come li aveva quando ci eravamo conosciuti.

Inizialmente non li perdetti, ma visto che li avevo rasati, continuavo a rasarli.
Quando dovetti iniziare la seconda linea terapica, sentvo un forte dolore alla cute, ecco li stavo perdendo del tutto. Prima si erano solo diradati. Ma il problema non sussisteva io già li avevo rasati ed ero pelata.

Il giorno che mi sono rasata. Io e la mia Pelata

La parrucca : Penelope

La prima cosa a cui ho pensato è stata la parrucca. Ho chiesto a mia zia, siamo andate dalle mie parrucchiere e ho chiesto a loro. Nel frattempo io volevo rasarmi subito e invece me li hanno solo tagliati corti. Abbiamo ordinato Penelope, la mia parrucca.
Un’ altra cosa che Carmen ha fatto con me, mi ha insegnato a legare i foulard a mo’ di turbanti, e la cosa mi piaceva.



La parrucca Penelope non mi convinceva. Avevo le nomine a scuola, avrei preso servizio, e l’idea di dover affroatare i miei bimbi mi spaventava. Come lo spiego che maestra Alice è pelata??
Non tanto come lo spiego a loro, l’ho spiegato a Mela, figurati se non riesco a spiegarlo a loro. Ma non si sa mai come un argomento “difficile” come il cancro, magari non andava ad alcune mamme o papà, che la maestra spiegasse effettivamente cosa fosse il cancro.

Così quella mattina per mano a Federica, la mia amica e collega,, ho fatto le nomine, la mia Preside mi mandò di corsa a scuola, per potermi permettere dal giorno dopo di stare a casa. Ed io avevo sulla pelata Penelope. Non so se perché io sapevo che era “posticcia” o perché non mi garbava troppo, credevo che tutte le maestre alle nomine stessero guardando me. Che sensazione terribile!

Arrivata a scuola, ho fatto finta di niente, non volevo farci caso e ho incrociato le dita che Penelope non si spostasse, se no sarebbe stato peggio. Tant’è che a parte quella volta io Penny non la usai quasi mai.

Più volte, nelle rare occasioni in cui indossai Penelope , la parrucca, molti mi dicevano, vedi? “Così non si vede che sei malata!”

“Ragazzi ho un cancro, sono Malata!! Ho quello che voi chiamate un brutto male, ho il cancro!!!!!!!!” Questo è quello che avrei voluto urlare, mi sono sempre limitata a sorridere e a rispondere “Trovi??? Beh quasi quasi allora la indosserò di più!

Escluso il costo, decisamente poco abbordabile, nonostante fosse sintetica, se ci penso ora ho fatto una cazzata. Però confesso che girarmi nel letto salutarla ogni mattina ha fatto si che Penelope la parrucca, detta Penny, è un ‘ amica. Non diciamolo a nessuno ma io a lei racconto un sacco di cose, soprattutto quello che non riesco a dire a nessuno. Tanto è muta come un pesce.!

I turbanti diventano la mia soluzione



La mia soluzione ideale, da subito sono stati i turbanti. Comodi, leggeri, li cambiavo intonandoli ai vestiti.
E grazie a Carmen, la mia parrucchiera, che mi ha insegnato a metterli e a legarmeli. Erano semplici foulard, he io annodavo sulla mia testa. Eppure mi piacevano da matti, mi sembrava di avere indosso una corona colorata. So che ci sono tutorial su youtube, ma sono pirla e non riuscivo a fare altri nodi. O almeno non ci sono riuscita fino alla Turbant School che la mia Amica Milly ha organizzato.
Della serie impara l’arte e mettila da parte.
L’unico inconveniente era che se avevo fretta la mattina mettersi lì e attorciglia annoda e sistema diventava lunga. E si sa, io non amo strafare la mattina presto, figurarsi quando mi alzavo alle 6 per andare a fare le chemio.

In ospedale ho conosciuto Milly, o anzi, ho reincontrato Milly, dopo la nostra gita a Roma in terza media. Racconterò questa storia perche sulle amicizie nate con e grazie a Marla sono un capitolo a parte.

Dicevamo? Ah si ecco, Milly un giorno arriva con una “cosa” magica in testa, credo che il mio video tutorial su wathapp non era stato molto chiaro.

Lo stesso giorno che mi sono rasata siamo usciti per festeggiare il compleanno di marito

I turbo turbanti



Milly aveva dei turbanti “prefatti”. Li trovavo fantastici, in 10 secondi avevi la testa perfettamente coperta e protetta. Non dimentichiamoci che il sole non fa assolutamente bene, figurarsi sulla pelle nuda della testolina. Così li ho cercati, lei li aveva presi a Novara e io mi ero documentata e li avevo trovati su internet , tra l’altro sul sito del negozio dove li ha comprati lei.

Ne ho presi 3, uno rosso, che è diventato il MIO simbolo. Era mio, me ne innamorai subito. E due sul blu, uno leggero e uno più pesante, d’inverno gelano le orecchie.

Questa era la mia soluzione perfetta. Erano belli, non prudevano, cosa che accadeva con Penny, erano colorati e si abbinavano perfettamente a ciò che avevo addosso. Ah! Si sono diventata molto vanitosa.
Quando avevo tempo facevo un turbante coi miei innumerevoli foulard e se avevo voglia di qualcosa di più “chic” mettevo quelli di Aurora. (si chiamavano così!)

La particolarità di questi turbanti erano le lunghe bande, ecco, se chiudevo gli occhi, mi sembrava di avere i capelli che mi scendevano sulle spalle.

E ora?
Penny è ancora sul mio comodino, un po’ per mia scaramanzia, un po’ perché a qualcuno dovrò pur dire i miei segreti.

Il turbante rosso, quello che preferisco l’ho conservato, conto di usarlo anche coi capelli. Non so spiegare perché ma QUEL turbante mi fa sentire bene, mi fa stare bene, ed è del Mio colore. Ecco grazie a lui ho scoperto che mi piace il rosso. Dovrei trovare il nome anche a lui, caspita non gli ho dato un nome. (Si accettano consigli)

il mio “turbo turbante oreferito

I miei turbanti diventano un regalo per la mia EmatoAllegria

Degli altri due turbanti, dovevo trovare una soluzione. Vederli in casa faceva male, venderli, non sapevo come fare e poi mi “faceva brutto”
Potrei pensarci per Penny, quando mi sentirò sicura, visto che non è costata poco.

Però quei turbanti dovevano fare qualcosa di buono. Dovevo liberarmene, perché avevo bisogno di esorcizzare le mie paure, ma liberarmene in modo che facessero del bene.


Ecco l’idea!

Spesso Anna Rita mi ha chiesto dove li avessi acquistati, perché qualche paziente voleva saperlo.
Ed era successo prima della recidiva, e quei turbo- turbanti io li ho ancora usati, per il post trapianto. Quando mi sono sentita sicura, quando la mia testa ha cominciato a riempirsi di nuovo di capelli, io dovevo trovare una soluzione.

il regalo all’EmatoAllegria


Lampadina!!!! Li regalo al reparto!


Chiedo alla caposala, la “zia” mia e di molti altri, perché ve, l’ho già raccontato quella è la mia terza famiglia.


Si può fare!!!
Allo scorso controllo li porto con me. Li ho lavati e disinfettati, li ho piegati bene. Avrei potuto stirarli ma io ho un problema sono allergica al ferro da stiro. (Alzi la mano chi come me!)
E dopo la visita, che mi spaventava non poco, li ho portati ad Anna. Con la speranza che questo mio piccolo gesto possa servire a qualcuna che da quello specchio ci deve passare, e che sia d’esempio per chi invece ci è passato e magari non sa che farsene,


Avrei potuto fare in modo che arrivassero a qualche associazione, verissimo. Ma ci tenevo che fossero per il MIO reparto, per chi deve attraversare lo specchio e che come me ne ha paura. Volevo fare qualcosa per quel posto che a me ha dato tantissimo e soprattutto mi ha permesso di rinascere.



Spero che leggere questo vi possa aiutare a capire che non c’è una sola soluzione. Ma è davvero una questione di testa. Ne conosco anche altre. Queste sono state le mie soluzioni. Quele che si confacevano a me. Spero che questo piccolo gesto possa essere “preso d’esempio” perché per me ha segnato un nuovo inizio, e vorrei che lo fosse per la mia EmatoAllegria ma anche per tutti gli altri posti che della cura fanno una missione.

Se ti è piaciuto condividi, magari a qualcuno potrebbe servire.

E se avete altre soluzioni, sono curiosa di saperle.

2 Comments

  • Roberta
    17 Febbraio, 2020 at 9:01 am

    Ciao io la parrucca non l ho voluta era maggio faceva caldo inizialmente ho tirato fuori i foulard della mia mamma che se ne era andata due mesi cosi era ancora con me prima mi piacevo così poi sono passata alla cuffia oggi i miei capelli sono tornati a scacchiera e brutti brutti peccato erano il mio punto forte ma va bene così

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    • Alice
      18 Febbraio, 2020 at 4:13 pm

      I miei non sono tornati come li avevo prima ma sto imparando a prendermene cura, soprattutto con prodotti naturali e soprattutto con oli. Di modo che (secondo me eh) siano meno aggressivi. La prima volta sono ricresciuti ricci, ora vedremo, ma confesso che ricci non mi dispiacevano. Poi basta averli. A me corti non piacciono ma va benissimo averli, anche corti.

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