Alice nel Paese delle Meraviglie

Il matrimonio secondo me

Non sono mai stata una di quelle ragazzine che sognano il matrimonio. All’idea dell’ abito bianco a me si rizzavano peli e capelli (quando li avevo) e tremavo dall’orrore, diciamoci la verità ancora adesso è cosi, ma sposarmi in nero significava uccidere la nonna ottantacinquenne.

In 10 anni passati con Davide avevamo raggiunto il nostro equilibrio: casa insieme, vita condivisa, una buona dose di gioco e simpatia, qualche passione in comune (siamo due stramaledettissimi nerd) e il mantenere ognuno i propri ritagli di tempo e spazio. Nel 2016 decidiamo insieme di avere una bimba, e sapevamo che le cose non sarebbero cambiate. Sapevamo che Lei sarebbe stata tutelata .

Nasce Melina e inizia a bussare prepotentemente alla mia porta Marla, che per farmi dispetto ha ben pensato di stazionare più del previsto.
Ricordo la prima chemio, entro, mi legano le prime flebo al braccio, non avevo ancora il port, e arriva un’ infermiera biondissima a portarmi dei fogli. Devo leggere e firmare. Devo dare dei consensi medici e devo segnare chi avvisare in caso di necessità, non ci faccio caso e di primo impatto dico la mia famiglia.
Mumble Mumble Mumble .. Davide è la mia famiglia, Davide è il babbo della mia bimba, Davide è colui che divide con me sogni, certezze, speranze e soprattutto il futuro.
Mi si infrange la sfera di cristallo davanti agli occhi. Davide NON E’ NESSUNO..
Ebbene si, Davide legalmente nei miei confronti non sarebbe nessuno. Cazzo!!!!! Non me ne capacito, lì per lì non ci fo caso, firmo riconsegno i fogli e mi metto a leggere.
Ci saranno altre 31 chemioterapie e ad ogni infusione un piccolo pensiero comincia a farsi largo e sbaraglia la mia incrollabile, anzi la nostra incrollabile certezza: NO!!! IL MATRIMONIO NO!!!!!!!!

Il mese di stop dopo la trentaduesima chemioterapia e prima  del trapianto parlare di matrimonio è diventato quasi un’ esigenza. Senza il quasi. Ci siamo detti che per festeggiare la riuscita del trapianto anzi l'”RI-uscita” dall’incubo, ci saremmo sposati.

Si fa il trapianto , si passa un mese in ospedale e in quel mese mi sarei dovuta muovere per organizzare ma ammetto che non ho fatto un belino, eh!!! Chi le aveva le forze???
Il 14 giugno mi dicono che è tutto a posto, mi dicono che sono in remissione completa, e cercando di non tracollare per l’emozione arrivo a casa , guardo Davide ed esclamo: “quindi ci sposiamo davvero davvero?”

Da quel giorno, settimana più settimana meno (facciamo settimana meno) ho cercato di organizzare la nostra giornata perfetta. Scelta la location, meravigliosa agli occhi di entrambi, scelto il menu, squisito, scelta la musica, fondamentale per entrambi che ci rispecchiasse, ed è andata bene ad alcuni invitati che ci siamo tenuti sui toni bassi ( lo avrei visto bene un wall of death al matrimonio), scelto il comune in cui sposarmi, scelto col cuore perchè quel comune e chi ha celebrato la cerimonia per me voleva dire tanto. Scelti i testimoni , investiti di un gravoso compito visto che dopo l’addio al celibato ero pronta a disdire tutto. Scelti i fiori, splendidi e semplici, scelte le bomboniere, scelto tutto insomma.

Ho seriamente pensato e capito chi paga una wedding-planner, perchè ho seriamente rischiato di farmi venire l’esaurimento nervoso nel tentativo di organizzare tutto ed incastrare tutto.

Arriva quel giorno ed io mi faccio prendere dalla troppa emozione, arrivo su in prevo e già sono in lacrime. Mi da il bouquet ed io avevo già le cascate del Niagara che mi scendevano dagli occhi.

Emozionata, tanto. Con voce tremula dico SI LO VOGLIO, certa che questa mia scelta sia quella giusta. Felice da non crederci. Io, quella che al lancio dei bouquet delle amiche generalemente scappava e mi nascondeva. Io che ne matrimonio non credevo di credere.

Ora dopo un mese e poco più, guardo il mio anello con immensa soddisfazione. MIO MARITO rimane la mia ancora e il mio ancora (rubando la frase a qualcuno).
Pensavo non cambiasse nulla, pensavo che quella firma fosse un’ esigenza per tutelarmi. Quella firma è si per tutelarci, abbiamo dovuto capire troppo presto che è meglio essere previdenti, ma è anche un immenso gesto d’amore.
La mia vita nelle sue mani, la sua vita nelle mie!

Tutto uguale? Per certi versi è davvero tutto uguale, ma per molti è tutto diverso, La nostra vita aggiunge una nuova sfumatura all’arcobaleno di colori di cui dipingiamo le nostre emozioni. Tutto più bello di prima, tutto con un accento più colorato perchè siamo una famiglia anche davanti alla legge. Siamo una famiglia con un  filo argentato che ci lega ricordandoci in ogni istante, ciò che abbiamo ci siamo scelti l’un l’altro.

 

 

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