Alice nel Paese delle Meraviglie

La mia terza famiglia.

Io ho tre famiglie.

La prima, quella dei Due Matti, Due Gatti e Una Melina, quella che io e Davide ci siamo costruiti insieme. Una famiglia che si tiene la mano nei momenti bui, pronta a gioire di ogni raggio di sole, appena la tempesta finisce. Che si perde dei sorrisi e delle coccole dei momenti in cui è riunita per festeggiare anche solo la domenica mattina. Certo avessi una bimba che dormisse di più , festeggeremo meglio, credo, sicuro più riposati.

La seconda fatta dalle nostre famiglie di provenienza, dai legami di sangue ed affini. Fatta dagli amici, quelli che da sempre ci accompagnano nel nostro cammino. La famiglia che si è stretta a noi nel momento più buio, per farci da scudo contro Marla, perchè insieme eravamo più forti. Chi come la mia mamma, la mia zia, la mia nonna ottantacinquenne, il suocero si è preso carico anche delle incombenze grosse, che non ci ha mai fatto mancare nulla, che c’è ad ogni nostra richiesta ed è sempre pronta ad aiutarci e sostenerci. Anche perchè io credevo che una volta scesa dalle montagne russe tutto sarebbe stato tranquillo, ed invece non è così finita sulle montagne russe mi ritrovo su una fune stretta stretta con un forte senso di vertigine e il vuoto sotto ai miei piedi. E devo stare in equilibrio, lo devo a me, in primis e a Davide e Mela; siamo stati sereni fino ad ora e non posso permettermi di crollare adesso.

La terza famiglia?? Quella composta dagli amici, perchè non sono solo persone incontrare per caso, ma veri e propri AMICI a cui devo tanto, a cui la mia gratitudine va sopra ogni misura. Sono qui per merito loro, infermieri, medici e pazienti che, con me hanno condiviso, il cammino.
Il DH e il Reparto di Ematologia di Alessandria, soprattutto. Il DH oncoematologico, è il posto dove io ho fatto tutte le chemio prima del trapianto. Il Reparto il posto dove io ho fatto il trapianto. Dove sono stata curata e accudita nel momento peggiore della salita sulle montagne russe, quando arrancavo ad arrivare in cima.

Quei due luoghi per me sono un “posto sicuro”. Un posto dove se ho 10 minuti di tempo, e sono senza la bimba, passo volentieri ad abbracciare e salutare perchè la mia gratitudoine verso loro è grande.
Soprattutto gli infernieri, che sono il cuore pulsante di quei luoghi: corrono, schizzano, saltano per aiutare noi pazienti e hanno sempre pronto un sorriso, una parola buona e di incoraggiamento, una carezza e il loro cuore traspare di una grande gioia per il loro lavoro. Non deve essere facile lavorare li. Molti di loro sono diventati parte dei miei affetti senza che nè io nè loro ce ne rendessimo conto. Escludendo una piccola infermiera dai capelli colorati che come me è una nerd sfigatina e passava pomeriggi del liceo a lanciare dadi e incantesimi, o a succhiar sangue da bestie improbabili (meglio dirlo: sono giochi di ruolo, non facciamo queste cose sul serio, ma ci piacciono un sacco e tra l’altro non abbiamo mai smesso da allora)

Quel posto, quei luoghi, quei sorrisi sono stati importantissimi per me e per chi come me affronta ciò che ho dovuto affrontare. Non si riesce a spiegare, io ancora fatico a sistemare e riordinare i pensieri su tutto il mio lungo e tortuoso cammino. So solo, che la gratitudine per tutte quelle persone che si sono prese cura di me è immensa e che se oggi posso vedere mela giocare, saltare, sporcarsi col cioccolato (si lo so, ma che ci posso fare) lo devo anche, e forse soprattutto, a loro. Loro e all’impegno e alla passione per il loro lavoro. Tutti quei camici, verdi e bianchi che sembrano tanto anonimi, nascondo cuori meravigliosi capaci di donare speranza in ogni dove.
Non c’è nulla da dire se non GRAZIE!!!!!!!!

 

Iscriviti alla nostra newsletter e unisciti agli altri iscritti.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Condivilo

You Might Also Like...

No Comments

    Leave a Reply