La Maestrina dalla penna rossa

Maestra Alice… finalmente!

Come sia cominciata la mia avventura lo ricordo ancora bene.
Era il 2006. avevo fatto la richiesta di immissione nelle graduatorie di istituto quasi per gioco. Io però quel lavoro lo volevo fare. Stavo lavorando, lavoravo per una cooperativa come assistente all’handicapp con un contratto a tempo indeterminato, suona il telefono ha un prefisso che conosco, rispondo. Era L’ Istituto Comprensivo di Vignale per chiedermi se ero disponibile per una supplenza di una settimana a San Maurizio. La mia risposta la ricordo bene: “Aspetti mi licenzio e la richiamo!”
Così feci, chiamai la coperativa, mi licenziai (li avevo precedentemente avvisati che avevo fatto la richiesta dell’immissione in GI) e accettai quella supplenza.
Insomma avevo lasciato un “posto sicuro” per fare la maestra precaria, certa che prima o poi sarebbe arrivato questo giorno.
Ho girato la provincia in lungo e in largo, cominciando da piccole supplenze, una settimana qui, due giorni là, la prima supplenza lunga fu a Casale una maternità da gennaio a fine scuola. E non mi sono mai fermata. Sono andata a vivere da sola, col rischio che a fine scuola dovevo trovarmi un lavoretto per pagare affitto e spese, ma avevo i Centri Estivi e nemmeno chiedevo la disoccupazione.
Ho trovato scuole in cui non vedevo l’ora di tornare e puntualmente non succedeva. Ho visto bimbi stratosferici, dentini cascare, capelli rossi tagliati, ragazzi cresceree farsi grandi. Ho asciugato lacrime, mi sono emozionata a guardare sorrisi sdentati.
Ho imparato la matematica con i miei alunni, ho avuto il nodo in gola quando ho sentito leggere per la prima volta, lo avevo insegnato io e nemmeno me ne ero resa conto.
Ho conosciuto colleghe, molte diventate amiche anche quando smisi di lavorare con loro, e ho stretto abbracci forti e legami indissolubili. Ho genitori dei miei bimbi che mi salutano ancora ora, a distanza di anni, alcuni addirittura li vedo e li sento e sono amici (alcuni hanno un concerto dei subsonica da venirsi a vedere con me), e vedo spesso in giro i miei bimbi diventati grandi (i miei primi alunni ora dovrebbero fare l’università) con sorrisi splendidi e qualcuno ancora mi chiama Maestra. Quando mi danno del LEI fa un po’ effetto ma è vero che dopo le elementari agli insegnanti si deve dare del lei.
L’ultima scuola, quella rossa poi ha un posto speciale nel cuore, la scuola del mio quartiere, la scuola che mi ha supportato durante la malattia. Dove quasi mi sento come a casa, nonostante si faccia il giro del mondo in 80 giorni o si attraversi l’Inferno traghettati da Caronte e cascando come Alice nel Paese delle Meraviglie. La scuola in cui mi è scoccata la scintilla: prima o poi vedrò di prendere l’abilitazione sul sostegno, perché è un lavoro delicato, da fare in punta di piedi, in cui vorrei cimentarmi, se si potrà. Tredici anni riassunti in poche righe senza riuscire a descrivere davvero la meraviglia del mio lavoro.
Oggi si avvera un sogno. Quella firma riportata su tre fogli uguali , quella firma che sancisce un patto tra me e il Miur. Quella firma che fa di me la Maestra Alice, che ero certa sarei diventata. Ne ero certa perchè ho davvero fatto di tutto per fare il lavoro che volevo fare, ho messo a rischio un lavoro “certo” per fare qualcosa di precario e meravigliosamente travolgente.
Non sarà facile, ho dovuto scegliere un posto “lontano” ma riuscirò a sistemare anche questa cosa o farò come mi ha insegnato Marla, le difficoltà si affrontano e si superano! Il mio modo di festeggiare? Arrivare a casa, strinegere Mela, dare un bacio a Davide niente di più bello. Aspetto di vedere quale avventura dovrà cominciare-

Iscriviti alla nostra newsletter e unisciti agli altri iscritti.

Ti è piaciuto quello che hai letto? Condivilo

You Might Also Like...

No Comments

    Leave a Reply