Alice nel Paese delle Meraviglie

Storia di una Formica …. e della mia amica dai capelli verdi

Una cosa mi ha insegnato la mia mamma: l’amore per la lettura. Prendere un libro, sentire lo screpitio delle pagine mentre lo si sfoglia, farsi pervadere dal profumo della carta stampata e, forse il più importante, immaginarsi scene, luoghi, facce, occhi e sguardi. Ho viaggiato sull’Oriental express con Aghata Christie; ho sorvolato in Mongolfiera parte dell’emisfero ,e in soli 79 giorni, con Jules Verne; Sono cascata nella Tana di un coniglio…. no, quello no, sono ancora nel Paese delle Meraviglie; ho visto il Chile raccontato dalla Allende, attraversato il Sud America in motocicletta col Che, tutto senza muovermi dalle mie colline del Monferrato a scelta fra il divano e l’amaca in giardino. In treno mi sono sempre portata un libro da leggere e quella tratta di ferrovia che collega la mia città al capoluogo piemontese, escluso i momenti in cui preparavo esami di pedagogia o filosofia teoretica e statistica (tra i pochi esami dati), è sempre stata un fiume di parole lette per distogliere i pensieri da quei viaggi noiosi e poter volare con la fantasia. Ieri, salgo sul treno, apro la borsa, guardo il libro e sospiro… so già il finale ma voglio leggerlo, voglio conoscere quelle formiche così piccine e così forti. Cavolo penso, finalmente ho il tempo lussuosissimo da dedicare alla lettura di un libro. Avere un bimbo piccolo per casa significa anche questo, non avere il tempo per leggere qualcosa per me, perchè prima viene lei.. sempre! E così mi metto a leggere, letto in due ore tra andata e ritorno con tutta la voracità di chi quelle immagini non ha bisogno di immaginarle, le conosco, le conosco bene. Rivedevo facce familiari, sentivo voci che tonavano regole ferree, rivedevo sorrisi in camici verdi, sentivo lo screpitio delle cuffiette e dei camici sterili per gli unici ospiti ammessi. Rivedevo le facce delle infermiere del dh, sentivo pungere la pancia e ricordavo la mia mano incerta imparare a farsi da sola i fattori di crescita. Ho conosciuto una nuova parte dello stesso racconto che ha visto me come protagonosita; ho rivisto la mia mamma doversi sottoporre a una torturante agonia di chi aspetta impotente gli esiti degli esami. Ho rivisto mamma dover entrare dopo le 11 per poter attraversare lo specchio e venirmi a vedere e ho trovato molte parole per spiegare quello che non riuscivo a spiegarmi. Ho conosciuto un papà: innamorato della montagna dei viaggi e soprattutto della sua bambina e della vita. Ho conosciuto una bambina, non più tanto bambina che oltre ogni modo ha amato il suo babbo sopra ogni cosa.
E io di quella “bambina” ,ricordo, ho anche pensato la prima volta che l’ho vista: “ma davvero coi capelli verdi (tra l’altro di uno splendido smeraldo che diventa turchino) in mezzo a gente che i capelli manco li ha??!!”  Quella bambina ha la mia stessa età, una famiglia bellissima, enormi progetti e molti sogni; quella bambina, ora è diventata un’ amica e mi ha permesso di conoscere il suo babbo. Un babbo che ha affrontato un allo (trapianto allogenico) di cui lei il 20 settembre diventa donatrice. Ci sono un sacco di date che coincidono ma quella è una data che ho nel cuore, il 20 settembre io e il mio matto facciamo l’anniversario. Ho pianto lacrime leggere nel leggere una storia tanto simile, eppure tanto diversa. Leggendo ho anche provato un forte senso di ingiustizia, ma nessuna diagnosi è giusta. Nessuna. Sento spesso la frase: ” ma non è giusto a me non doveva capitare io sono giovane!”. Trovo ingiusto pensare persino una cosa del genere perchè un macigno così pesante che ti casca tra capo e collo è ingiusto a qualsiasi età, a qualsiasi fase della vita, è ingiusto PUNTO!! Ci sono storie che ti insegnano a vivere e ci sono storie che insegnano la speranza… e ci sono storie senza lieto fine che ti lasciano tanto amore nel cuore..
” Si tratta di una storia d’Amore. Di un amore bellissimo e tenero. Non sempre l’amore si veste di rosae mette un bacio sulla bocca di due amanti. A volte ammanta di dolcezza le vite di due persone,come due amici, due fratelli. Come un papà e la sua bambina” (Storia di una formica/ Silvia Bologna)

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